Spazio Giovani Ozanam - Mercoledì 15/04/2009
Presenti: Ass. Arcipelago, Ass. ArciSolidarietà, Evadamo, Ass. Minollo cooperazione sociale nella città, Ass.Casematte, Caffè Basaglia
La Commissione Welfare dell'ARCI Comitato di Torino nel secondo incontro in programma in questa fase pre-congressuale ha affrontato due temi. Il primo relativo alla SALUTE MENTALE e il secondo riguardante invece l’analisi del modello economico nel quale viviamo, della sua profonda crisi e delle modalità sociali e comunitarie che abbiamo denominato ENERGIE SOLIDALI con le quali ci si può organizzare a partire dalle nostre esperienze in associazioni e circoli.
Fondamentale per la stesura del testo che segue, come spunto per un dibattito più ampio e articolato su questi due temi, sono stati i contributi di Ugo Zamburru per la SALUTE MENTALE e di Claudio Crisanaz per ENERGIE SOLIDALI.
ARCI E SALUTE MENTALE
E’ curioso notare il paradigma che sembra regolare il rapporto tra l’atteggiamento della popolazione nei confronti della salute mentale e il livello di attenzione ai diritti umani, ambientali e lavorativi.
A cavallo tra gli anni ’60 e ’70 il fermento che ha il suo culmine nelle lotte studentesche del 1968 vede l’affermarsi dei diritti delle donne e di temi civili quali il divorzio, formando un humus sul quale si innesta il movimento che, partendo da Gorizia e Trieste, porterà alla legge 180 del 1978, conosciuta anche come legge Basaglia, che sancisce òa chiusura dei manicomi e l’inizio della territorializzazione della cura.
Un grande processo di libertà in cui si afferma la centralità della persona e che vede la chiusura di istituzioni manicomiali non come un fine, ma come il mezzo per valutare la capacità di una comunità territoriale di accogliere dentro di sé il”diverso”.
Battaglia di civiltà che sembra perdere colpi in questi tempi di imbarbarimento in cui il progetto economico neoliberista ha avuto bisogno, per autoperpetuarsi, di sfilacciare il tessuto sociale privilegiando l’individuale rispetto al collettivo.
Mentre la deriva medico-biologica come approccio ad un tema complesso come quello della salute mentale banalizza il concetto di intervento integrato, sotto l’ombrello delle multinazionali del farmaco che sono diventate orientatrici della cultura e della formazione rispetto alle politiche sanitarie e quindi anche della psichiatria, la società civile organizzata rivendica il suo ruolo di attore protagonista.
In tempi in cui girano proposte di emendamenti della legge 180 e si discute sulla scarsità di risorse da investite, si impone un cambio di ottica.
Se la salute mentale abbraccia i piani biologici, psicologici e sociali, l’ARCI offre le sue competenze e risorse per affiancarsi ai Dipartimenti di Salute Mentale in un piano di integrazione e complementarietà: ai secondi l’aspetto tecnico e a noi quello sociale.
Nella grave patologia psichiatrica l’isolamento, pur non essendo un sintomo, rischia di diventare una delle conseguenze più invalidanti rispetto alla qualità della vita.
Uno dei motori di tale isolamento, oltre all’indebolimento delle funzioni cognitive, risulta essere il pregiudizio, LO STIGMA, per cui le famiglie colpite da tale problema si ritirano vivendo come una vergogna quella che è una malattia, mentre la comunità territoriale fa un passo indietro: se “il matto”è pericoloso e imprevedibile” allora se ne occupino gli psichiatri!
Lavorare sul pregiudizio attraverso la mescolanza e la prossimità, nonché offrire possibilità di reinserimento socio-lavorativo è la parte che noi dell’ARCI ci sentiamo di mettere i campo.
Ecco che allora i nostri circoli possono diventare importanti: persone con problemi di salute mentale che hanno svolto training specifici nei DSM (dipartimenti di salute mentale) possono entrare come soci e svolgere funzioni di camerieri o aiuto cuoco.
In questo modo si riappropriano di un ruolo sociale (faccio il cameriere), ruolo sancito da rimborsi economici che per quanto modesti lavorano sull’autostima e concorrono al miglioramento clinico e di qualità della vita.
Vedere la persona con problemi psichici in un ruolo svolto con competenza e professionalità permette inoltre di cambiare l’immaginario collettivo rispetto alla “follia”, la persona vista come individuo con cui ci si rapporta e che fa bene il suo lavoro e non come entità pericolosa e imprevedibile. I soci dei circoli in cui si sviluppa questa esperienza diventano quindi portatori di una cultura di accoglienza e non di esclusione che può influenzare l’atteggiamento della comunità territoriale.
Ultimo passo del processo è la SCUOLA TERRITORIALE: un breve ciclo di incontri a cadenza semestrale in cui si tratta dei temi della salute mentale: organizzazione dei servizi sanitari, psicofarmaci, malattie quali la schizofrenia.
L’obiettivo è quello di dare strumenti alle persone per creare la cosiddetta “comunità competente” che sappia accogliere, i docenti sono operatori dei servizi ( l’aspetto tecnico), i soci ARCI ( la prossimità non professionale) e i pazienti, che diventano non più i portatori di un handicap, ma i veri esperti del problema e come tali suscitano grande attenzione.
Tali esperienze si sono affermate e proseguono in circoli come il Caffè Neruda e il Caffè Basaglia, sempre in rete con i servizi di Salute Mentale.
Energie Solidali
La grave crisi economica ci costringe a riflettere sul modello economico e sociale che l’ha prodotta e ad iniziare da noi, dobbiamo costruire reti solidali per mettere in pratica un modello alternativo, basato sullo scambio di energie, per il bene comune.
L’associazione Le Case Matte, è nata con l’obiettivo di mettere insieme le persone, per iniziare un percorso che porti alla costruzione di una rete di consumatori consapevoli, che abbinino la ricerca della qualità della vita, al risparmio, e alla difesa dell’ambiente.
Prima di tutto però è tutta l’ARCI che deve fare comunità, sposando una linea comune di indirizzo, per dare ai soci gli strumenti idonei a raggiungere gli obiettivi su indicati.
La ricerca di produttori locali per il cibo, costruendo a partire da noi GRUPPI DI ACQUISTO COLLETTIVI E SOLIDALI, cercando di coinvolgere in primis i circoli dove si offre ristoro, in modo da abbinare la qualità a prezzi equi.
E’ necessario quindi mettere nella nostra rete tutti i contatti che abbiamo e concordare di volta in volta quali siano i produttori più affidabili e che abbinino prezzo e qualità a vantaggio reciproco.
E’ necessario costruire una banca del tempo. Che offra ai soci la possibilità di avere servizi a prezzi calmierati e in parte anche gratuiti. Ognuno di noi deve mettere a disposizione una piccola parte del suo tempo per gli altri, e cercare le professionalità esterne con cui fare accordi per servizi a costi contenuti e in parte gratuiti.
E’ necessario formulare accordi con le categorie che rappresentano i produttori, gli artigiani, le cooperative ecc, per avere un circuito virtuoso a disposizione, dove poterci rifornire delle merci e/ dei servizi in modo agevolato. Dobbiamo organizzare corsi per l’autoproduzione: a partire dal pane, detersivi ecc.
Dobbiamo essere un esempio di risparmio energetico e di diminuzione attuando forme di riciclo dei rifiuti. La raccolta differenziata all’interno delle nostre sedi, compreso i circoli deve diventare prassi comune. Dobbiamo cercare dove è possibile soluzioni di autoproduzione di energia rinnovabile, cercando di utilizzare tutti gli strumenti legislativi a partire da quelli messi a disposizione dagli enti locali, per diminuire i costi di gestione e contemporaneamente salvaguardare l’ambiente.
Dobbiamo quindi dotarci di un “ufficio o dipartimento speciale “ che coordini tutte le attività su descritte, in modo che, oltre a costruire la rete interna, si possa estenderla nei territori attraverso nuovi soci e/o mettendoci in rete con le tante altre realtà presenti sul territorio.
Un esempio è la nascita del primo distretto solidale della Provincia di Torino, dal quale possiamo attingere importanti strumenti per agire sui temi su descritti.
Energie Solidali è quindi il nostro biglietto da visita.
Possiamo immaginare di fare una grande iniziativa che promuova questo settore a partire da una festa che lanci l’ARCI come laboratorio di comunità solidale e alternativa al modello sociale, che ha determinato la crisi.
Ogni nostra sede deve essere il veicolo per nuovi rapporti tra le persone. I circoli devono sapersi mettere in rete e fare sinergia, senza ostacolare la propria autonomia , ma sapendo di fare parte di una grande comunità coesa. Se vogliamo potremo essere un esempio di innovazione concreta, che permetta una riflessione politica, che spinga all’unità tra le persone attraverso un coinvolgimento diretto attraverso pratiche mutualistiche reali, per riscoprire il gusto dei valori che si sono persi.