Sicurezza: una legge incostituzionale

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Già approvato in Senato, il ddl sulla sicurezza è ora all'esame della Camera. Un pessimo provvedimento, vessatorio e discriminante nei confronti dei migranti, per molti aspetti peggiorativo della stessa legge Bossi-Fini. L'introduzione del reato di clandestinità, sanzionando la condizione soggettiva dello straniero a prescindere dalla sua condotta, contrasta con lo stato di diritto e nega di fatto la possibilità, riconosciuta dalla Dichiarazione Universale del 1948, di emigrare nel nostro Paese, visto che ogni canale di ingresso regolare è vanificato dalla farsa dei decreti flussi. Ma l'accanimento non risparmia neppure i regolari, vessati con la tassa sui permessi e costretti dalla carta di soggiorno a punti ad una vera corsa ad ostacoli per ottenere i crediti necessari ad evitare di vedersela revocata. Diventano più difficili i ricongiungimenti familiari, sposarsi o iscrivere all'anagrafe i figli, mandarli a scuola, accedere alle strutture sanitarie. Con questo provvedimento si negano diritti che la Costituzione garantisce ad ogni essere umano, si mortifica la dignità di milioni di persone, si alzano barriere tra chi vive e lavora nella stessa comunità. Se venisse approvato, ogni sforzo di integrazione ed inclusione subirebbe una pesante battuta d'arresto. Ma nonostante i malumori della sua stessa maggioranza, il governo va avanti, anche sulla legalizzazione delle ronde e sull'allungamento della detenzione nei Cie. E lo stesso stralcio delle norme più contestate, come quelle su medici e presidi spia, può risultare inutile se resta il reato di clandestinità.

Speculando sulla domanda di sicurezza, il ddl propone una restrizione inaccettabile dei diritti umani e tradisce nei confronti dei migranti una volontà persecutoria che alimenta il rischio di razzismo. Non a caso nel Paese crescono in modo preoccupante gli episodi di intolleranza, nell'indifferenza generale e nel silenzio dei media. Una deriva pericolosa, che meriterebbe più attenzione e mobilitazione da parte delle forze democratiche. Per fermare, prima che sia troppo tardi, l'imbarbarimento della nostra società.