Dalla SOCIETÀ delle PAURE alla CULTURA della PARTECIPAZIONE

IL TUO VOTO HA UN PESO il 6 e 7 giugno, fallo sentire. Le elezioni amministrative ed europee del 6/7 giugno cadono in un momento delicato per l’Italia e l’Europa. Il crollo inanziario di fine 2008 ha provocato una crisi socio-economica di dimensioni globali che può determinare l’affermarsi di modelli socio-culturali regressivi oppure trasformarsi in una opportunità di cambiamento di portata globale per costruire più equità e giustizia, come ha avuto spesso modo di dire il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
Al momento attuale la crisi inanziaria ed economica in atto ha reso visibile a tutti il fallimento di un mercato non regolato. E - se nel 2001 a Genova, insieme a tante organizzazioni del sociale –
abbiamo detto che “Un altro mondo è possibile”, oggi dobbiamo dire che “Un altro mondo è necessario”.
In questa fase di crisi e recessione, le decisioni del Governo rendono ancor più precari il lavoro e le sue regole: non sono state proposte soluzioni concrete o prese scelte decisive. Il nostro è l’unico Esecutivo democraticamente eletto a cercare di svalutare la gravità dell’attuale situazione economica sostenendo che nel nostro paese la crisi è meno grave che nel resto del mondo e che, comunque, “il peggio è passato”.Limitando le tutele si acuiscono i conlitti, le disparità e le disuguaglianze fra generi, fra nuove e vecchie generazioni, fra cittadini italiani e immigrati. Nel mondo del lavoro e nei servizi sociali.Quando si persegue la divisione dei sindacati, quando si tagliano servizi primari come la scuola dell’obbligo, quando si colpisce l’associazionismo, quando si indeboliscono il Parlamento e la Costituzione, si vuole proporre un modello di sviluppo senza diritti. Un modello che indebolisce la coesione sociale.
Il Governo italiano è passato dalla promozione suadente della società individualistica al precipizio della società della paura che trova il suo apice nell’individuare soluzioni di facciata di fronte alla diffusa percezione dell’insicurezza causata dalla crisi economica, da un mondo in veloce trasformazione, dal dissolversi della socialità, dalla precarizzazione della vita.

RIPARTIAMO DALLA COSTITUZIONE, DIAMO SPAZIO ALLA PARTECIPAZIONE
Il nucleo della proposta di Arci - che si lega alla storia della mutualità, dell’autogestione e della partecipazione democratica - sta nel creare le condizioni perché tutti i cittadini e le cittadine possano partecipare alla vita sociale, economica, culturale e civile, come la Costituzione richiede.
L’attenzione alla costruzione di pari opportunità per tutti e tutte – intesa come rimozione dei fattori di ordine economico e sociale che limitano di fatto al libertà e l’uguaglianza dei cittadini non deve fare cadere gli enti locali nell’errore di dare priorità al solo soddisfacimento dei bisogni materiali delle persone.
L’esperienza associativa dell’Arci e la ricchezza di società civile nel nostro territorio dimostrano che la costruzione di coesione sociale va di pari passo al soddisfacimento di bisogni di cultura, emancipazione e socialità. Solo così si possono smontare al loro nascere quei processi che creano stereotipi, chiusure e determinano la radicalizzazione di differenze culturali ed etniche. Il sostegno dell’associazionismo di promozione sociale e culturale rappresenta uno dei modi principali per investire in cultura e senso civico.
Gli enti locali possono investire sull’associazionismo anche attraverso politiche patrimoniali a favore di spazi e sedi associative; attraverso il sostegno a progetti particolarmente innovativi e attraverso la valorizzazione del volontariato.

UN NUOVO MODELLO DI WELFARE: NON SOLO SERVIZI SOCIALI
Affinché ciascuno possa trovare sostegno al proprio progetto di vita serve una idea di welfare non riparatorio, capace di tenere insieme ai servizi sociali in senso stretto le politiche scolastiche, delle sicurezze, culturali, della partecipazione  e rivolte ai giovani.

LA CULTURA NON SIA UNA VOCE RESIDUALE DEL BUDGET, MA IL COLLANTE DELLE NOSTRE CITTÀ
Non esiste il concetto di città, di realtà locale senza cultura; senza cultura, senza relazioni, le esperienze del vivere collettivo rimangono singoli frammenti prive di un centro uniicante.
Per questo, come Arci chiediamo che le politiche culturali e in particolare quelle di base non si trasformino, a causa della crisi economica, nei capitoli da sacriicare nei bilanci pubblici dei prossimi anni.
Sono da difendere tutti i presidi e i servizi creati per favorire una socialità e un protagonismo culturale intelligente: biblioteche, sale prove musicali e teatrali, centri di aggregazione giovanili, istituzioni educative e formative cercando  eventualmente migliori forme di economia gestionale. 

INVESTIAMO SUL PROTAGONISMO DEI GIOVANI PER CREARE SPERANZA.
(E non stiamo parlando di reality show)
In una società multietnica e sempre più anziana come quella attuale, è altrettanto necessario promuovere la conoscenza e le relazioni tra le culture e tra le generazioni, per creare luoghi di scambio e memorie condivise. Bisogna dare ai giovani la possibilità di essere protagonisti attivi e consapevoli del presente, ognuno per la sua parte, e creatori di speranza per il futuro.Sono da estendere le forme di pratica culturale in ambito della musica, del teatro, della danza e delle arti in genere attraverso la creazione di sale prova, corsi di alfabetizzazione e valorizzando la costituzione di gruppi associativi perchè la pratica di una forma d’arte rappresenta uno strumento di crescita individuale fondamentale tanto quanto lo sport.

 L’EUROPA. VOTARE, CONVIENE!
Il 6 e 7 giugno saremo chiamati al voto per eleggere il Parlamento europeo. L’Eurobarometro, che è lo strumento di sondaggi che per l’Unione Europea raccoglie le opinioni della popolazione, prevede il rischio che solo il 30% degli aventi diritto al voto si recherà alle urne. Se così fosse, una ombra molto oscura si addenserebbe intorno alla costruzione dell’Unione Europea.In Italia c’è tanta disattenzione rispetto alle politiche europee. E’ un modo per tener-
ci fuori da discussioni importanti, quando invece bisogna stare attenti a quello che succede a Strasburgo e Bruxelles, perché ci riguarda, tanto più oggi di fronte alla crisi globale che impone scelte importanti e pretenderebbe cambiamenti seri.

Il Governo italiano è passato dalla promozione suadente della società individualistica al precipizio della società della paura che trova il suo apice nell’individuare soluzioni di facciata di fronte alla diffusa percezione dell’insicurezza causata dalla crisi economica, da un mondo in veloce trasformazione, dal dissolversi della socialità, dalla precarizzazione della vita.

RIPARTIAMO DALLA COSTITUZIONE, DIAMO SPAZIO ALLA PARTECIPAZIONE
Il nucleo della proposta di Arci - che si lega alla storia della mutualità, dell’autogestione e della partecipazione democratica - sta nel creare le condizioni perché tutti i cittadini e le cittadine possano partecipare alla vita sociale, economica, culturale e civile, come la Costituzione richiede.
L’attenzione alla costruzione di pari opportunità per tutti e tutte – intesa come rimozione dei fattori di ordine economico e sociale che limitano di fatto al libertà e l’uguaglianza dei cittadini non deve fare cadere gli enti locali nell’errore di dare priorità al solo soddisfacimento dei bisogni materiali delle persone.
L’esperienza associativa dell’Arci e la ricchezza di società civile nel nostro territorio dimostrano che la costruzione di coesione sociale va di pari passo al soddisfacimento di bisogni di cultura, emancipazione e socialità. Solo così si possono smontare al loro nascere quei processi che creano stereotipi, chiusure e determinano la radicalizzazione di differenze culturali ed etniche. Il sostegno dell’associazionismo di promozione sociale e culturale rappresenta uno dei modi principali per investire in cultura e senso civico.
Gli enti locali possono investire sull’associazionismo anche attraverso politiche patrimoniali a favore di spazi e sedi associative; attraverso il sostegno a progetti particolarmente innovativi e attraverso la valorizzazione del volontariato.

UN NUOVO MODELLO DI WELFARE: NON SOLO SERVIZI SOCIALI
Affinché ciascuno possa trovare sostegno al proprio progetto di vita serve una idea di welfare non riparatorio, capace di tenere insieme ai servizi sociali in senso stretto le politiche scolastiche, delle sicurezze, culturali, della partecipazione  e rivolte ai giovani.

LA CULTURA NON SIA UNA VOCE RESIDUALE DEL BUDGET, MA IL COLLANTE DELLE NOSTRE CITTÀ
Non esiste il concetto di città, di realtà locale senza cultura; senza cultura, senza relazioni, le esperienze del vivere collettivo rimangono singoli frammenti prive di un centro uniicante.
Per questo, come Arci chiediamo che le politiche culturali e in particolare quelle di base non si trasformino, a causa della crisi economica, nei capitoli da sacriicare nei bilanci pubblici dei prossimi anni.
Sono da difendere tutti i presidi e i servizi creati per favorire una socialità e un protagonismo culturale intelligente: biblioteche, sale prove musicali e teatrali, centri di aggregazione giovanili, istituzioni educative e formative cercando  eventualmente migliori forme di economia gestionale. 

INVESTIAMO SUL PROTAGONISMO DEI GIOVANI PER CREARE SPERANZA.
(E non stiamo parlando di reality show)
In una società multietnica e sempre più anziana come quella attuale, è altrettanto necessario promuovere la conoscenza e le relazioni tra le culture e tra le generazioni, per creare luoghi di scambio e memorie condivise. Bisogna dare ai giovani la possibilità di essere protagonisti attivi e consapevoli del presente, ognuno per la sua parte, e creatori di speranza per il futuro.Sono da estendere le forme di pratica culturale in ambito della musica, del teatro, della danza e delle arti in genere attraverso la creazione di sale prova, corsi di alfabetizzazione e valorizzando la costituzione di gruppi associativi perchè la pratica di una forma d’arte rappresenta uno strumento di crescita individuale fondamentale tanto quanto lo sport.

 L’EUROPA. VOTARE, CONVIENE!
Il 6 e 7 giugno saremo chiamati al voto per eleggere il Parlamento europeo. L’Eurobarometro, che è lo strumento di sondaggi che per l’Unione Europea raccoglie le opinioni della popolazione, prevede il rischio che solo il 30% degli aventi diritto al voto si recherà alle urne. Se così fosse, una ombra molto oscura si addenserebbe intorno alla costruzione dell’Unione Europea.In Italia c’è tanta disattenzione rispetto alle politiche europee. E’ un modo per tener-
ci fuori da discussioni importanti, quando invece bisogna stare attenti a quello che succede a Strasburgo e Bruxelles, perché ci riguarda, tanto più oggi di fronte alla crisi globale che impone scelte importanti e pretenderebbe cambiamenti seri.

Anche se tu non ti occupi di lei, lei si occupa di te. E ti cambia la vita. Occuparsi di Europa conviene!