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L'emendamento alla Finanziaria approvato in Senato, con cui si consente
la vendita all'asta dei beni immobili confiscati alle mafie,
rappresenta un colpo durissimo inferto alle attività di opposizione
sociale e culturale alla criminalità organizzata.
Si vuole calare il sipario su una stagione autenticamente
rivoluzionaria della resistenza alle mafie nel nostro paese: quella
avviatasi nella prima metà degli anni novanta grazie alla
partecipazione democratica, al risveglio delle coscienze,
all'entusiasmo e alla passione civile di tanti cittadini e cittadine,
soprattutto giovani. Una stagione che ha avuto un passaggio decisivo
nella mobilitazione popolare che portò all'approvazione della legge
109/96 sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alle criminalità
organizzate.
Se l'emendamento votato al Senato dovesse essere confermato nel testo
definitivo della Finanziaria, non solo si rischierebbe di far tornare
sottobanco nelle mani delle mafie quello che è stato loro confiscato,
non solo si depotenzierebbe e si svuoterebbe di significato lo
strumento della confisca (uno strumento che ha consentito di colpire le
criminalità organizzate là dove sono più sensibili, vale a dire nei
loro interessi economici), ma verrebbe tradito il valore simbolico e
culturale della legge 109: l'idea per cui la collettività si
riappropria del "maltolto".
Il riutilizzo sociale dei beni confiscati ha infatti finora consentito
di costruire pratiche di protagonismo democratico nell'azione di
contrasto alle mafie da parte del mondo dell'associazionismo, dei
territori, della società civile. Quelle buone pratiche rappresentano
gli anticorpi sociali all'infiltrazione e al radicamento dei poteri
malavitosi nelle nostre comunità. Interrompere questo percorso
significa indebolire la tela tessuta in tutti questi anni, che ha
legato in una grande storia di resistenza civile cittadini, enti
locali, associazioni, istituzioni.
Se l'intento è quello di recuperare risorse finanziarie da mettere a
disposizione delle politiche per la sicurezza, si faccia ricorso allora
ad altri strumenti, come il "Fondo Unico Giustizia", alimentato dalle
liquidità confiscate alle attività criminali.
Auspichiamo che nel passaggio alla Camera venga ritirato questo
provvedimento pericoloso e devastante, un vero e proprio tradimento nei
confronti di chi si sforza, nel quotidiano, di gettare semi di
speranza, di giustizia e di legalità.