E' iniziato il 30 novembre a Ginevra la Settimana ministeriale dell'Organizzazione
mondiale del commercio. Arci, l'organizzazione equosolidale Fair e
Legambiente lanciano, in quest'occasione, un appello in cui chiedono di
"dare un taglio" alle liberalizzazioni, ma anche alle emissioni
climalteranti, visto che a ridosso dei negoziati della Wto si aprirà a
Copenhagen l'altra grande partita sul futuro del pianeta legata ai
cambiamenti climatici. Eil 30 novembre a Ginevra la Settima ministeriale dell'Organizzazione
mondiale del commercio. Arci, l'organizzazione equosolidale Fair e
Legambiente lanciano, in quest'occasione, un appello in cui chiedono di
"dare un taglio" alle liberalizzazioni, ma anche alle emissioni
climalteranti, visto che a ridosso dei negoziati della Wto si aprirà a
Copenhagen l'altra grande partita sul futuro del pianeta legata ai
cambiamenti climatici.
Questo è un vertice diverso dai precedenti, perché arriva in piena
crisi economica, finanziaria, sociale ed ambientale. Eppure, mentre
nelle riunioni di G8 e G20 i leaders globali fanno a gara per mettere
faccia e firme sotto proposte di ri-regolazione di borse e mercati
finanziari, ai negoziati Wto non si presentano. Affidano alle discrete
mani dei loro ministri al commercio, nella defilata cornice di Ginevra,
la missione di chiudere un nuovo pacchetto di liberalizzazioni che,
lungi dal ristabilire un riequilibrio Nord-Sud, come denunciano anche i
leaders dei Paesi in via di sviluppo, rischia di rafforzare il
predominio di pochi interessi forti, a Nord come a Sud, a spese dei
diritti di tutti gli altri.
"La Wto si è arenata da anni nell'esame di 17 diversi trattati, un
pugno dei quali si occupa davvero di barriere doganali, tariffe e
protezionismo - spiega da Ginevra Alberto Zoratti di Fair - mentre la
maggior parte cerca di limitare la capacità degli Stati di sostenere le
produzioni "pulite" e i piccoli e medi produttori agricoli e
manifatturieri, di vietare la costruzione di fondi nazionali di stimolo
alla ripresa, che aiutino le imprese e i lavoratori del proprio Paese,
di fissare parametri di gestione dei servizi pubblici perché siano
prevalentemente in mano ai privati senza che i Parlamenti nazionali
possano dire niente al riguardo".
L'ultima crisi economico finanziaria ha dimostrato l'insostenibilità di
un sistema dove la finanza ed i capitali si sganciano dall'economia
reale, dove persino il cibo diventa oggetto di speculazione finanziaria
condannando alla fame oltre un miliardo di persone.
"Anni di deregulation, di liberalizzazioni, di primato del profitto -
sottolinea Paolo Beni, presidente dell'Arci - hanno alimentato
precarietà, perdita di posti di lavoro e disagio sociale, che aumenta
non solo nei paesi più poveri, ma anche nelle nostre città. Questa
crisi complessa ha dimostrato come i fallimenti del mercato siano alla
base dei peggiori squilibri del pianeta, e come le ricette per curare
questi disastri non possano essere le stesse proposte e riproposte da
quasi trent'anni".
"La soluzione alle attuali crisi alimentare, produttiva e climatica -
secondo Maurizio Gubbiotti di Legambiente - richiede un profondo e
radicale spostamento da un'agricoltura e un modello energetico,
industriale, produttivo, di distribuzione orientato all'esportazione,
verso un'economia attenta ai bisogni del territorio, a Nord come a Sud.
Non è più il momento di stare a guardare, è a rischio la stabilità e la
sopravvivenza di intere comunità per gli anni a venire.".
Secondo le tre organizzazioni per questi motivi è arrivato il momento
di "dare un taglio" alle vecchie e fallimentari politiche a Ginevra
come a Copenhagen, ed è questo il messaggio che ribadiranno fino alla
chiusura della Ministeriale con un'azione di mail bombing sui
negoziatori italiani attivabile dal sito
www.faircoop.net/faircoop