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Salutiamo con affetto Alberto Cesa, un caro amico con cui abbiamo condiviso idee e passioni. Memoria storica dell'Arci e cantastorie con una trentennale carriera da folk singer, fondatore di Cantovivo, Alberto ha spiegato un'ultima volta le vele della sua "nave dei folli" lungo l'antica rotta verso il "mondo migliore che verrà".
Ciao Alberto
Per salutare Alberto Cesa che è partito per la sua tournè, domani al Teatro Perempruner di P.zza Matteotti a Grugliasco dalle ore 14,30 tutti con il fazzoletto e un fiore rossoGuarda il video di Alberto Cesa e Cantovivo da youtube: http://www.youtube.com/watch?v=Z1Al6_XwUY8
Alberto Cesa fondatore di CantoVivo nel 1974 dall’incontro che lo
stesso ha con Donata Pinti, entrambi appassionati cultori e ricercatori
di canzoni popolari.
Cesa e Pinti, destinati a diventare in breve
tempo tra i maggiori rappresentanti del canto folk italiano, imprimono
sul gruppo, e sulle varie formazioni che attorno al loro lungo
sodalizio (durerà fino all’87) si avvicendano, il proprio indelebile
“marchio di fabbrica” vocale.
Con questo marchio, che ne segnerà
anche l’imminente successo europeo, Cantovivo inizia a percorrere tutte
le strade dell’espressione vocale popolare: da quella più “recente” dei
canti sociali e di lavoro (raccolti in due pubblicazioni tra il ‘75 e
il ‘77) a quella più antica e suggestiva della ballata, riattivando e
quindi raffigurando nel modo più esplicito, la saldatura idealmente e
storicamente determinatasi tra l’antica memoria contadina ed il più
“nuovo” linguaggio urbano e operaio.
Sicuramente in questa
operazione ricalca un disegno già tracciato dalla parte più impegnata
del “folk-revival” degli Anni ‘60 (principale e dichiarato punto di
riferimento iniziale del gruppo), ma è un dato di documentata evidenza
che Cantovivo quel disegno lo reinventa e lo sviluppa con una propria
spiccata personalità. Si distingue così nel panorama musicale del tempo
(e da lì fino ad oggi) per il grande impatto comunicativo e la
personalissima capacità di far convivere, in un unico affresco, le più
rabbiose testimonianze di subalternità insieme alle più fantastiche
elaborazioni poetiche del mondo popolare: di un mondo in cui si
addentra anima e corpo perscrutandone ogni anfratto, in un crescendo di
contatti “veri” che gli aprono ad ogni passo prospettive ed orizzonti
nuovi.
Da quei contatti, da quelle “immersioni” quotidiane nei
luoghi autentici della cultura popolare, dagli incontri ormai abituali
con i cantori e i suonatori tradizionali, Cantovivo trae slancio per
approfondire progressivamente la propria ricerca, sia culturale che
espressiva, indirizzandola lungo due versanti: da un lato verso le
radici più profonde della tradizione “di casa”, torinese e piemontese,
dall’altro verso l’ancora un po’ misterioso, e per questo ancor più
affascinante, mondo degli strumenti tradizionali. Raggiunge così il
triplice obiettivo di: arricchire l’abituale strumentazione
d’accompagnamento” con l’inserimento di ghironda, dulcimer, organetto,
flauti, ancie ed altri suoni etnici, aprire il repertorio alle danze
tradizionali, costruire arrangiamenti musicali più ariosi e fantasiosi.
Dopo aver concretizzato in modo dirompente questa tendenza con
“Leva La Gamba”, l’LP con cui conquista l’Europa vincendo a Montreux il
“Grand Prix International Du Disque”, Cantovivo si propone come ideale
traite-d’union tra il vecchio movimento di folk-revival e la nuova
riproposta che allora sta nascendo e che in gran parte contribuisce a
far crescere.
Partecipa così da protagonista assoluto a quel vero
e proprio “rinascimento del folk” che attraversa il mondo artistico e
musicale di fine Anni ‘70, facendo da battistrada a molte delle nuove
realtà musicali che sempre più numerose (una decina di gruppi solo in
Torino) si affacciano in quel periodo alla ribalta.
Ma se è in
qualche modo naturale che per la sua già notevole esperienza
costituisca in quella fase un punto di riferimento basilare oltre che
uno stimolo stabile e costruttivo) per tutto il settore, è sicuramente
meno “facile”, e per questo storicamente più rilevante, il ruolo che
avrebbe giocato da lì in poi: di fronte alle spinte contrarie che
ineluttabilmente aggrediscono (anche dall’interno) i fenomeni culturali
in espansione e che, nello specifico, avrebbero portato, a partire
dalla metà degli Anni ‘80, alla “famosa” e mai del tutto risoltasi
crisi del folk.
Ebbene, sarà proprio in quella fase difficile,
caratterizzata tra l’altro da una diffusa “smobilitazione” (in parte,
bisogna dirlo, riparatrice di troppe opzioni ispirate alla “moda”), che
Cantovivo rafforzerà e consoliderà definitivamente la propria
collocazione nel mondo della musica popolare: non solo continuando a
“tenere la scena” come (se non meglio di) prima, ma conquistando
attorno alla propria indiscutibile credibilità, una nuova e più
autorevole dimensione.
Sta di fatto che, moltiplicando ogni
energia (umana, artistica, culturale) sarà uno dei pochi gruppi della
sua generazione a vincere quella difficile sfida. E a vincerla non
soltanto per sé... Perché se è vero che oggi il Folk (pur immerso suo
malgrado in un marasma di ridefinizioni e di apparentamenti
spericolati) sta faticosamente riconquistando il proprio destino,
esprimendo una nuova generazione spesso di alta qualità, è indubbio che
una parte del merito debba andare alla combattiva continuità dei gruppi
come il Cantovivo... alla testardaggine, quindi, con cui Alberto Cesa
ed i suoi vari compagni di strada hanno non soltanto continuato a
praticarlo, ma anche a difenderlo dalle forme generative che da sempre
ne minano l’essenza (a cominciare dall’antico e inossidabile
folklorismo di maniera per arrivare all’attuale dominante dimensione
commerciale...), per affermarne invece sempre, in ogni occasione,
accanto all’ineguagliabile e attualissima ricchezza espressiva,
l’assoluta dignità storica e culturale.