Data: Giovedì 1 luglio 2010, 08:54
L' Aquila
Ieri mi ha telefonato l'impiegata di una società di recupero
crediti,
per conto di Sky. Mi dice che risulto morosa dal mese di
settembre del
2009. Mi chiede come mai. Le dico che dal 4 aprile dello
scorso anno ho
lasciato la mia casa e non vi ho più fatto ritorno.
Causa terremoto.
Il decoder sky giace schiacciato sotto il peso di
una parete crollata.
Ammutolisce.
Quindi si scusa e mi dice che
farà
presente quanto le ho detto a chi di dovere.
Poi, premurosa, mi
chiede se ora, dopo un anno, è tutto a posto.
Mi dice di amare la
mia città, ha avuto la fortuna di visitarla un paio di anni fa. Ne è
rimasta affascinata.
Ricorda in particolare una scalinata in selci
che scendeva dal Duomo verso la basilica di Collemaggio.
E mi sale
il groppo alla gola.
Le dico che abitavo proprio lì.
Lei
ammutolisce di nuovo. Poi mi invita a raccontarle cosa è la mia città
oggi. Ed io lo faccio.
Le racconto del centro militarizzato.
Le racconto che non posso andare a casa mia quando voglio.
Le
racconto che, però, i ladri ci vanno indisturbati.
Le racconto dei
palazzi lasciati lì a morire.
Le racconto dei soldi che non ci
sono,
per ricostruire. E che non ci sono neanche per aiutare noi a
sopravvivere.
Le racconto che, dal primo luglio, torneremo a pagare
le tasse ed i contributi, anche se non lavoriamo.
Le racconto che
pagheremo l' i.c.i. ed i mutui sulle case distrutte. E
ripartiranno
regolarmente i pagamenti dei prestiti. Anche per chi non
ha più nulla.
Che, a luglio, un terremotato con uno stipendio lordo di 2.000 euro
vedrà in busta paga 734 euro di retribuzione netta.
Che non solo
torneremo a pagare le tasse, ma restituiremo subito tutte quelle non
pagate dal 6 aprile.
Che lo Stato non versa ai cittadini senza casa ,
che si gestiscono da
soli, ben ventisettemila, neanche quel piccolo
contributo di 200 euro
mensili che dovrebbe aiutarli a pagare un
affitto.
Che i prezzi degli affitti sono triplicati. Senza nessun
controllo.
Che io pago ,in un paesino di cinquecento anime, quanto
Bertolaso pagava per un'appartamento in via Giulia, a Roma.
La
sento respirare pesantemente.
Le parlo dei nuovi quartieri costruiti
a prezzi di residenze di lusso.
Le racconto la vita delle persone
che abitano lì. Come in alveari senz'anima. Senza neanche un
giornalaio. O un bar.
Le racconto degli anziani che sono stati
sradicati dalla loro terra. Lontani chilometri e chilometri.
Le
racconto dei professionisti che sono andati via. Delle iscrizioni alle
scuole superiori in netto calo.
Le racconto di una città che
muore.
E lei mi risponde, con la voce che le trema. " Non è
possibile che non
si sappia niente di tutto questo. Non potete restare
così.
Chiamate i giornalisti
televisivi. Dovete dirglielo.
Chiamate la stampa. Devono scriverlo."
Loro non scrivono, voi fate
girare
thanks