In questi ultimi decenni
in molti
stati Europei (ed "Occidentali" più in generale) sono
state approvate leggi che legittimano unioni
diverse da
quelle storicamente riconosciute nel matrimonio: Spagna, Olanda e
Belgio proprio col matrimonio per gay e lesbiche, molti altri Paesi
attraverso leggi
differenti sulle unioni civili. Questi risultati di apertura
legislativa sono in
gran parte il frutto di battaglie ed iniziative
politiche
dei movimenti glbt e femministi.
In Italia da sempre
esistono resistenza fortissime al riconoscimento della coppia
al di
fuori del matrimonio (etero o omo che sia), a causa principalemente di
una visione della famiglia e della società legate alla più
tradizionale cultura cattolica. Non è stato ad esempio possibile
giungere ad
una discussione parlamentare su una legge simile ai “Pacs”
(Patti Civili di Solidarietà) francesi, per molti/e proposta esemplare
di regolamentazione delle coppie di fatto. Nel frattempo una
vergognosa campagna
criminalizzatrice da parte dell'area cattolica più legata alle
gerarchie vaticane
si è invece scagliata contro la pur tiepida proposta dei Dico, poco più
di un
anno fa.
Come il
movimento glbt italiano è giunto ad una forte focalizzazione sul tema
dei diritti di coppia, dopo aver pensato a lungo alla
famiglia/matrimonio come massimo esempio di istituzione retriva,
illiberale, opprimente ed omofoba?
E' realmente la richiesta
di regolamentazione/riconoscrimento delle coppie gay, lesbiche una
lotta di civiltà e progresso? O si delinea forse
più come la necessità di entrare a far parte di un sistema di
"privilegi", spettanti a
chi sceglie di vivere in coppia, rispetto ad altre forme relazionali
possibili?
E' lecito
pensare ad una parificazione totale dei diritti, come accade col
matrimonio? O sarebbe forse meglio ipotizzare uno statuto capace di
creare, anche culturalmente, qualcosa
di "diverso" da un'istuzione dal portato storico intriso di
discriminazioni, dominio, violenza sul piano simbolico e reale, come
appunto il matrimonio?
In una
società così legata ai valori del cattolicesimo più retrogrado come la
nostra, è
realmente più "rivoluzionaria" una richiesta di matrimonio?
Dopo le
ultime elezioni, è possibile per il movimento glbt pensare a richieste
in questo campo al governo/parlamento attuali?
Ed
eventualmente: è necessario
per il movimento glbt italiano abbandonare la richiesta al "ribasso"
delle unioni civili, per puntare "in alto" verso un ipotetico
"massimo" ottenibile?
E in tutto
questo complesso articolarsi di posizioni e quesiti, come sui situa il
circolo Maurice?
Di questo e...... molto altro parleremo, in una
discussione aperta:
mercoledì 10
settembre 2008
ore 20,30
circolo glbt Maurice
via della Basilica, 3