ANTILOCO APS 06-06-2023 - 21:00
SINOSSI
Umido affresco sull’atto e la visione masturbatoria. Padrone dove sei. Non urlata ricerca ma implosione tellurica, constatazione di scomparsa, inutile s.o.s. scagliato tra taccuini cartacei, nature protettive, auto spente e nidi dimenticati. Orfani di padroni ormai distanti, corpi scalfiti scovano tane momentanee per solitari coiti, bui approdi in cui morire e trattenere il respiro sino al prossimo naufragio.
NOTE DI REGIA
Nel Giardino delle Delizie di Bosch e nelle Mirabili Visioni e Consolazioni della Beata, le radici del film.
Bosch sancisce l’impossibilità di una storia, di una sola storia comune e oggettiva, a favore dell’osservatore-guardone che crea il suo film con i tasselli a disposizione, i corpi seminati senza gerarchie e distinzioni di generi, spiati come nel finale del Salò-Sade di Pasolini: il coito, essendo smontaggio, non può aver progettazione ma solo svergognata esposizione. Angela da Foligno inviscera nelle ardenti parole i cedimenti della sua santità: la compulsiva reiterazione dell’atto e la bramosìa delle stesse immagini, cartacee o mentali, tramutano il pensiero di corpi e parole in forme di carne. Non v’è significato, non v’è concetto, non v’è razionalità, ma un naufragio di pulsazioni in solitari affetti.
Questo film è corpo amputato senza possibilità di riedificazione, è mano che distrugge e si distrugge - come sfinente battito d’ali - sotto un occhio che accarezza le carni attraverso palpebre ansimanti.
Strappare la (propria) pelle, succhiare le ossa e masticarne il midollo, ingerire e poi vomitare sullo schermo sperma di corpi che lavano le loro anime.
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