Dall’Archivio del Circolo Musicale Arturo Toscanini, un appello per la pace arrivato da Berlino nel 1961

Dall’Archivio del Circolo Musicale Arturo Toscanini, un appello per la pace arrivato da Berlino nel 1961

Comitato Arci Torino 02-11-2020

 E’ il 15 dicembre del 1961, su carta intestata del Verband Deutscher Komponisten und Musikwissenshaftler (Unione dei Compositori e Musicologi tedeschi), arriva in via Cernaia 22, allora sede dell’Arci di Torino e del Circolo Musicale Toscanini, una lettera che accompagna un appello frutto di un incontro tra compositori e musicologi dell’Unione Sovietica, della Repubblica Socialista Cecoslovacca e delle Repubbliche Popolari di Polonia, Romania, Bulgaria e Ungheria.

 La lettera è firmata da Nathan Notowicz l’allora primo segretario dell’ente musicale della Repubblica Democratica tedesca; soprannominato Noto è un ex partigiano tedesco come lo è anche chi la riceve nella sede dell’ARCI: Enzo Lalli, allora Presidente del nostro Comitato Territoriale. Nella missiva palesa una grande preoccupazione da parte del mondo della cultura e della musica per l'escalation militare acuitasi nel 1961 con la costruzione del Muro di Berlino temendo lo scatenarsi di una nuova guerra mondiale contro i paesi socialisti portatori di un’altra idea di società.

 L’appello e la lettera di accompagnamento, che riportiamo qua per intero, sono un documento importantissimo carico di allarme ma anche permeato dalla speranza che il mondo possa finalmente cambiare e ottenere la pace dopo aver visto, neanche 25 anni prima, la furia di una guerra devastante. “I revanscisti e generali della Germania Occidentale” sono accusati di aver dimenticato, di non aver imparato dal dramma appena trascorso e di non aver capito che il riarmo non è altro che un tassello di una possibile nuovo scenario di violenza; sono “più cauti”, si legge, ma non “più saggi” e preparano una nuova aggressione.

“Quando, 25 anni fa, gli antifascisti dichiaravano che Hitler significava la guerra, molti non li hanno creduti”

 La pretesa da parte dell’occidente di contrapporsi in armi ai confini dei paesi socialisti è quindi non solo un oltraggio ma un disconoscimento dell’impegno e del sacrificio antifascista nella costruzione della pace e le diversità nelle politiche economiche dei due blocchi, oramai definitivamente contrapposti, fa da contorno a quello che rimane un parere moderno e sempre attuale riguardo agli interessi dei produttori di armi.

“...mai una guerra sarà incominciata da un paese socialista. Da noi nessuno può trarre profitto dalla fabbricazione di bombe, atomiche o di qualsiasi alto tipo di armamento. Per i nostri paesi la produzione di armi è un necessità di cui preferiamo liberarci oggi piuttosto di domani.”

“La guerra non può essere evitata fidandosi semplicemente dell’intelligenza di coloro la cui ragione di vivere consiste nel farla.”

 Sono questi e tanti altri i passaggi di grande modernità che nelle loro tematiche e sviluppo sono alla base di tante prese di posizione della nostra organizzazione negli anni a seguire riguardo alla pace e alla memoria e sono chiavi di lettura che permettono di interpretare il nostro presente.
Il messaggio in chiusura, dietro a quello che può sembrare un facile slogan, nasconde una grande verità che per ARCI tutta oramai può sembrare un parere scontato, cosa che allora invece non era.

“Nessuno di noi può immaginare una vita senza musica: non dimentichiamo che non c’è musica senza vita.”

 In questo appello troviamo tanto di noi all’infuori di quelli che possono essere i contesti storici e troviamo tracce indelebili del nostro agire quotidiano. Più che un appello politico sembra un parlare sincero e accorato tra uomini di cultura e amanti della musica. Semplice e diretto, senza interessi trasversali o giri di parole. Si leggono le matrici del nostro parlare di memoria e antifascismo, del nostro parlare di cultura in chiave democratica e di quella necessaria pace senza la quale non c’è cultura alcuna ma solo sopraffazione.
E’ la banalità del bene davanti all’artificiosità della violenza militare.

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Il Circolo Arturo Toscanini è stato una delle più grandi esperienze culturali torinesi tra i fondatori dell’ARCI stessa e già in attività prima della data che vede nascere l’associazione nazionale a Firenze il 26 maggio del 1957.

Il Circolo era composto da musicisti, amanti della musica, artisti, ex partigiani, giornalisti e uomini e donne di cultura e dedicava le sue attività alla diffusione della musica, chiamata erroneamente “colta”, tra le classi popolari.
La storia di questo Circolo e dell’Arci di allora è contenuta in un archivio che a partire da Dicembre del 2018 è stato dichiarato di “interesse storico particolarmente importante” dalla Sovrintendenza Archivistica della regione Piemonte e Valle d’Aosta. Attualmente, grazie ad un finanziamento da parte della Regione Piemonte, è in via di analisi e riordino e di giorno in giorno è capace di restitutrici documenti rarissimi; veri e propri tesori che ci parlano dei protagonisti della nostra storia, delle loro idee, delle loro aspirazioni e prospettive.
Abbiamo deciso di portare avanti questo percorso insieme agli amici della Fondazione Istituto Piemontese Antonio Gramsci che, con la loro grande esperienza e competenza, stanno svelando queste carte che andranno a ridefinire, chiarire e analizzare il forte ruolo culturale dell’ARCI di Torino agli albori della nascita del movimento circolistico culturale e ricreativo come oggi lo conosciamo.